Spettacoli - teatro - produzioni

CERTIFICATO D’ ESISTENZA IN VITA

Siamo liberi di vivere come vogliamo, ma anche di morire? Le risposte sono due: il sì di chi ammette l’eutanasia alla presenza di atroci sofferenze, essendo l’uomo padrone della propria vita, e il no di chi non accetta assolutamente che si possa decidere della morte propria o altrui, essendo la vita, un bene indisponibile. “A chi appartiene la tua vita? A Dio, risponderà qualcuno, ma è una risposta che non può avere forza di legge: può governare le scelte del credente, non del cittadino scettico e dell’ateo. E a quale Dio, del resto? Il Dio cristiano dei valdesi, in determinate circostanze, ammette l’eutanasia. Dunque, la tua vita appartiene a te, oppure a un altro uomo. Poiché la tua vita appartiene a te, solo a te spetta decidere quando e come porvi fine. È un diritto personale inalienabile, che fonda ogni altro diritto e senza il quale ogni altro diritto può essere revocato in dubbio. Queste sono le considerazioni del protagonista di questo spettacolo. Enrico ha quarant’anni e da diciotto, dopo un incidente, è tetraplegico, bloccato in un letto. La sofferenza di Enrico all’apparenza non ha nulla di glorioso, è do­lore, indifferente, senza eco, e come un animale che viene lasciato in una gabbia (letto) a vivere una vita che non è vita. In certificato d’esistenza in vita non si vuol dire se l’eutanasia sia giusta o sbagliata, ma vogliamo ancora una volta dar voce a degli individui che spesso non si sentono … persone, anime, che viaggiano solo di notte, nei sogni

SPETTACOLO VINCITORE PREMIO UP-NEA 2009 

 BASTIANAZZU

Dalla chiesa diroccata di San Prospero a pochi metri dal faro, nel sud del sud del nord del mondo, arrivano nenie la­mintuse, frasi smuzzicate, voci e chianti ammucciati.
Qualcosa di anomalo avviene ripetutamente nella vecchia casa abbandonata, tra macerie, calcinacci e statue dis­trutte.
Un uomo.
Un bambino.
“U scimunitu”
Come in un “abballo” si muove con grazia e con goffa finezza, intorno a candele e pietre di una chiesa distrutta, dis­egnando con geometrica precisione e movimenti spasmodici una danza rituale.
Nulla è detto chiaramente, ma tutto si svela attraverso gesti e sguardi che mostrano una forte distruzione psicologica e fisica che indurrà l’uomo-bambino alla completa follia.
Ecco in scena un mondo viscido claustrofobico dalla religiosità maniacale, dal bigottismo opprimente che ci mostra una realtà amara di chi è ai margini e denuncia violenze che si consumano silenziosamente all’ombra di un altare.

SPETTACOLO SEMIFINALISTA -PREMIO SCENARIO 2007 
SPETTACOLO SEMIFINALISTA - PREMIO USTICA 2007 
SCENARIO SICILIANO PALERMO TEATRO FESTIVAL -PALERMO TEATRO FESTIVAL 2007

 

 COME ALLODOLE SUI CAMPI

Ascolto, dialogo, tolleranza … parole di senso che nel mondo della fretta e dei riflettori puntati sull’io rischiano di perdere... senso. Questi, e non solo, gli ingredienti dello spettacolo “COME ALLODOLE SUI CAMPI” , in un percorso umano e spirituale che coinvolge tutti e soprattutto i giovani, assetati di riferimenti certi e realizzabili. Giovani di “belle speranze”, “ragazzi di oggi” ai quali un uomo speciale, “datato” ma, paradossalmente attuale, si propone come testimone. Da sempre l’uomo vive, provando a riempire di significato queste parole seppure con accezioni e accenti diversi, talvolta inconciliabili, talvolta efficaci. Una continua ricerca interiore che non conosce tempo e spazio, che sa di universale e alla quale, ieri come oggi, nessuno può esimersi. In una scena che può sembrare una piazza due cantastorie Lamberto e Bertoldo, accompagnati da una ragazza Chiara raccontano tra canti, danze e giochi di ombre la figura di Francesco. COME ALLODOLE SUI CAMPI può leggersi non solo come opera teatrale di impegno e spessore ma anche come invito allo spettatore a riflettere, come in uno specchio, la propria storia fatta di dubbi e di certezze, in quella di un uomo che, nel suo abbraccio al mondo, alla povertà e alla letizia, ha saputo e sa ancora affascinare, unicamente con la forza dell’amore. Uno spettacolo che unisce molti stili di teatro: narrazione, d’attore, di figura. Non è stato facile mettere insieme il tutto, ma volevamo rendere la vita di SAN Francesco “abbordabile” a tutti ma non volevamo perdere i suoi insegnamenti. Volevamo far “parlare” Francesco ai giovani d’oggi, lui che ha ancora tanto da dire. 

 

SPECCHIO D’ACQUA SALATA

La vicenda narra il viaggio e gli studi sull’Oceano del giovane Eric , che da anni cerca di cartografarne le coste in con­tinua ricerca di misurare con esattezza i limiti della propria coscienza. In questo viaggio immaginario tra le Isole di cenere e corallo, gli arcipelaghi,i vulcani ,le Isole di Pasqua, ci addentreremo all’interno del Continente del sogno.

“Se l’Africa è il continente dimenticato, l’Oceania è il continente invisibile”

La rotta del viaggio cede alla continua ricerca introspettiva di Eric, che, restando imprigionato nel silenzio del suo passato e della sua sordità, non è altro che vittima di se stesso, dei suoi ricordi e della sua follia. Pessoa scrive “Il mare che vediamo ci da sempre nostalgia di quello che non vedremo mai” e Coleridge , come Omero , Melville , Baricco han voluto indagare il desiderio attraverso il mare. Perché l’essenza della paura di sco­prire, scivola silenziosa su qualcosa che ci inghiotte e ci confonde fino a farci perdere i confini della nostra coscienza? L’oceano non finisce. Nulla di sicuro è riservato a chi naviga le sue acque, che rappresentano una fatale attrazione per Eric. L’arriva di una nuova domestica, Kathleen, porterà alla luce i trascorsi ombrosi e misteriosi di quest’uomo che da tempo volge il suo sguardo verso l’eternità. “Il viaggio è l’unica via per scoprire ciò che è altro da noi!”